La domanda che inaugura il viaggio

La domanda che inaugura il viaggio

Dalla mia esperienza di ricerca personale e come counselor ho compreso che per attingere alla risposta di cui abbiamo bisogno occorre trovare la “buona” domanda.

E’ frequente che la persona che si rivolge a me per un percorso di counseling arrivi con una domanda, più o meno esplicita:

“Perché?” – “perché soffro? perché sono così e mi succede questo? perché proprio a me?”

Il mio compito, in questo caso, è inizialmente quello di agevolarla sulla strada di due importanti scoperte:

La prima scoperta è che se da un lato la ricerca del “perché” aiuta ad aprire finestre in stanze che hanno bisogno di luce, il rischio è di volere soggiornarvi a lungo, magari osservando ossessivamente gli “oggetti” che le riempiono, riposizionandoli più e più volte alla ricerca del senso o posizione che più ci è funzionale. Se ci accorgiamo di questo, sappiamo che “perché” di certo non basta, rappresentando e avallando spesso una delega di responsabilità, effetto e causa di una battuta d’arresto.

La seconda scoperta è che esistono domande che senza rinnegare o invalidare l’altra, possono aiutarci a immaginare nuove stanze, più ampie e luminose. Sono le domande del “come” e del “cosa”: “cosa sento in questo momento?” “cosa significa questo per me?” “come posso vivere meglio?”

Questo tipo di domanda rappresenta allora la presa di impegno, la scelta di attivarsi per il proprio benessere, la domanda che inaugura il cammino appassionante verso la propria autenticità.

 

Giovanna Capogrossi 

Gestalt Counselor – Esperta in tecniche della meditazione