La Riflessologia Plantare

La mappa della riflessologia plantare
Questa è la mappa della Riflessologia Plantare a cui faccio riferimento quando lavoro. Il medico otorinolaringoiatra William Fitzgerald, noto come il creatore della Terapia Zonale fu il promotore di quella che oggi conosciamo come mappa della Riflessologia. Laureato nel 1895 in medicina all’Università del Vermont, intorno al 1900 inizia la sua sperimentazione e scopre che se applica una certa pressione sulle dita della mano ottiene un effetto anestetico non solo sulla mano, ma anche sul braccio e la spalla fino a raggiungere la mascella, il viso, l’orecchio ed il naso. Egli suddivide il corpo in zone; esercitando una pressione su una specifica parte del corpo, riesce a stabilire quale altra parte ne sarà influenzata. Definisce quindi dieci linee longitudinali uguali, cinque sulla parte destra del corpo, cinque sulla parte sinistra, dieci campi verticali ordinati ed equivalenti, che vanno dalla sommità del capo alla punta delle dita dei piedi e delle mani.

La stimolazione dei punti nella riflessologia
Fitzgerald stabilisce tramite sperimentazione che il corpo è percorso da correnti elettriche invisibili che corrono lungo le dieci zone. La Terapia Zonale impiega pressioni prolungate su punti precisi lungo queste linee che sono correlate con le varie parti del corpo. Il fine è di eliminare la congestione dell’area interessata. Se la congestione è molto profonda il punto riflesso (corrispondente ad un organo specifico che si trova sulla stessa linea) sarà dolente. La stimolazione di questo punto produce un effetto positivo verso l’area del corpo correlata donando sollievo, disintossicazione e benessere. Le mani, i piedi e la testa rappresentano i punti cardine della Riflessologia Plantare. Tre poli fra i quali transitano dieci correnti energetiche. Se ci sono problemi disturbi in un organo o in una ghiandola attraversata da una linea si può massaggiare un punto corrispondente sulla stessa linea sulla mano o sul piede ed avere risultati eccellenti.

Il piede nella riflessologia plantare
Insieme al Dott. Fitzgerald lavorava una terapista Eunice Ingham che si appassionò molto alla terapia zonale  Dopo averla utilizzata per molti anni  si convinse che i piedi avrebbero dovuto essere il bersaglio principale della terapia. Tracciò così la prima mappa delle zone riflesse del piede rapportate agli organi del corpo. Elaborò una mappa molto più dettagliata della Riflessologia Plantare. La metodica usata è quella del “pollice ad uncino”. Viene effettuata una pressione con il pollice su punti specifici della pianta e del dorso del piede. Il principio su cui si basa la Riflessologia Plantare è che ogni organo ha un suo punto corrispondente in zone del piede che, opportunamente sollecitate, agiscono sull’organo stesso.

La valutazione dello stato di salute nella riflessologia plantare
Attraverso la pressione su questi punti precisi è possibile per prima cosa una valutazione globale dello stato di salute della persona e a seguire il trattamento dei punti trovati in squilibrio. Nei piedi si trovano migliaia di centri nervosi che sono recettivi allo stimolo effettuato dal riflessologo attraverso il massaggio. Grazie ai recettori sulla cute del piede, il sistema nervoso riceve degli stimoli, li elabora ed attiva nell'organismo un riequilibrio naturale delle sue funzioni. Eunice Ingham muore nel 1974 trasmettendo la sua passione a tanti allievi che diffonderanno questo tipo di terapia anche in Europa (ricordiamo Hanne Marquardt in Germania e Doreen Bayly in Inghilterra. Elipio Zamboni ha il merito di aver diffuso questa tecnica in Italia fondando negli anni ’80 la F.I.R.P. Federazione Italiana Reflessologia del Piede in cui io stessa mi sono diplomata. Elipio Zamboni diceva: “Sedere ai piedi di un paziente è un atto di umiltà e di amore”. Mi sentirei di aggiungere dopo anni di esperienza: “Sedere ai piedi di una persona è ogni volta un’incredibile scoperta, una grande occasione ed una meravigliosa conferma. E’ una terapia che non smette mai di stupire per le intuizioni che può suggerire e i risultati che riesce a raggiungere”.

scritto da Elena Zampetti