La nutrizione in chemioterapia: cibo e terapia

 

La presenza di neoplasia ha conseguenze negative sullo stato nutrizionale del paziente.

Di seguito anche le terapie, chemioterapia e/o radioterapia, incidono sullo stato nutrizionale e sull’approccio al cibo. I sintomi, a cui i pazienti incorrono più frequentemente, in corso di trattamento chemioterapico, sono:

• calo dell’appetito e alterazione del gusto,

• infiammazione delle mucose della bocca (mucosite) e dell’intestino (enteriti),

• nausea e/o vomito,

• diarrea o stitichezza (stipsi).

Tali disagi, di intensità variabile da persona a persona, sono per lo più passeggeri e scompaiono solitamente dopo alcuni giorni. L’incidenza di tali sintomi (variabile dal 5 al 65%), così come la loro entità, sono correlate al tipo di terapia oncologica, al dosaggio e allo stato di nutrizionale del soggetto.

La nausea, in particolare, interessa quasi il 70% dei pazienti sottoposti a chemioterapia e rimane uno dei problemi più difficili da gestire, anche con l'introduzione di farmaci di nuova generazione. Un aiuto inaspettato però può arrivare proprio dal cibo, un esempio: piccole dosi di zenzero o piatti a base di menta possono contribuire a ridurre questo sintomo, ma sono moltissimi gli accorgimenti che si possono adottare, per seguire una dieta a sostegno, del protocollo farmacologico che si sta seguendo.

L’alimentazione personalizzata permette di aiutare l'organismo a rispondere alle cure, riducendo al minimo nausea e altri effetti collaterali. Infatti il 20% dei pazienti affetti da neoplasia, che approssimativamente si attestano intorno ai due milioni di individui, non supera la malattia per le gravi conseguenze della malnutrizione.

Mentre in alcuni casi, le terapie antitumorali possono determinare un aumento di peso.

Per esempio: il sovrappeso rappresenta un fattore prognostico sfavorevole per il tumore della mammella, aumentando sia il rischio di un primo tumore che quello di recidiva dopo terapia. Sovrappeso e obesità, inoltre, aumentano il rischio di diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e cronico degenerative...

Quindi, il mantenimento del proprio peso forma riveste grande importanza nei malati di cancro, perché sia la perdita che l’aumento di peso involontaria, anche se con meccanismi diversi, influenzano negativamente la capacità di ripresa dell’organismo dopo le terapie antitumorali. L’alimentazione in questi casi ha come obbiettivo primario: la riduzione dell’infiammazione sistemica.

In primis, con la distribuzione dei pasti, le giuste associazioni di alimenti e le corrette quantità si punta alla riduzione ed al mantenimento di costanti livelli di glicemia ed insulina.

Sempre più studi evidenziano che chi ha la glicemia alta (pur nell’intervallo di normalità) si ammala di più(ad esempio di tumori della mammella, del cervello, del pancreas) o chi ha la malattia in fase attiva, con livelli elevati di glicemia/insulina ha una prognosi peggiore. Tenere bassa la glicemia, di conseguenza aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita.

Tutto questo all’atto pratico si traduce in: evitare le farine raffinate (00 e 0), il pane comune, i dolciumi, le patate e cibi amidacei, il riso bianco, i fiocchi di mais, la frutta molto zuccherina, tutto ciò che è elaborato e confezionato, dato che contiene zuccheri della lavorazione. Evitare inoltre di dolcificare con lo zucchero, lo sciroppo di glucosio e fruttosio, e abituarsi progressivamente a gusti meno dolci. Oltre a ciò l’insulina, si mantiene a livelli bassi, evitando formaggi e salumi.

Quindi dopo una lunga lista d cibi da evitare è doveroso precisare che l’alimentazione durante la chemioterapia deve prediligere alimenti anti-infiammatori, come le fonti vegetali di grassi come i semi, cocco, avocado, olio extravergine di oliva, frutta secca oleosa ed in alcuni casi le erbe selvatiche. Spesso sottovalutato: è fondamentale il gruppo alimentare del pesce, pesce di piccola taglia, è un’ottima fonte di omega-3, facendo attenzione anch’esso alla stagionalità.

Negli ultimi anni, gli studi scientifici si sono focalizzati sulla restrizione calorica senza malnutrizione (25-30% di calorie in meno rispetto a una dieta ad libitum, ma con una dieta varia per garantire la presenza di tutti i nutrienti essenziali), valutandone la qualità di vita e la riduzione dell’incidenza del cancro nei modelli animali studiati. Gli studi clinici su gruppi di pazienti oncologici, sotto stretto controllo sia nutrizionale che medico, hanno mostrato che effettivamente la restrizione calorica migliora alcuni parametri metabolici di rischio cardiovascolare e neoplastico, ad esempio : la riduzione dell’insulina, della glicemia, degli ormoni sessuali, dello stato infiammatorio, dello stress ossidativo e della proliferazione cellulare.

Gli studi clinici degli ultimi 5 anni, suggeriscono che la restrizione calorica e/o proteica possa essere un ausilio alla terapia. Va sicuramente valutato il soggetto, in quanto molto spesso, i tumori specie in stadio avanzato, causano perdita di peso, per cui la restrizione calorica è controindicata. Attualmente molte ricerche prevedono l’utilizzo del digiuno o di protocolli chetogenici in chemioterapia, trattasi di studi in vitro, su modelli animali e alcuni sull’uomo, nel caso di tumori cerebrali. Proprio alla luce della variabilità di protocolli sia di terapia che di approccio all’alimentazione, è sempre ottimale il confronto tra specialisti ed il costante monitoraggio dello stato di salute e della terapia del paziente.

 

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