La Mente Scimmia

 


Deva:
“Cosa fa girare il mondo?
Da cosa esso è trascinato qui e là?
Qual è quella cosa che tutto controlla?”

Il Buddha:
“Il mondo è guidato dalla mente,
dalla mente esso è trascinato qui e là,
la mente è quell’unica cosa che tutto controlla.”

Devata Samyutta del Samyutta Nikaya

 

La mente è come una scimmia, una scimmia selvatica intrappolata dalla foresta.


Con questa metafora le tradizioni spirituali di ogni tempo descrivono la mente ordinaria, che salta da un pensiero all’altro in modo rapido, volubile, imprevedibile. Inondata da fiumi di dati sensoriali o impressioni in costante fluire essa cambia continuamente condizionando ogni nostro comportamento, dalle più piccole scelte della vita quotidiana alle più complesse e rilevanti. L’allievo se ne rende conto già dal primo approccio con la meditazione: l’indicazione è quella di portare semplicemente l’attenzione al respiro.
Qualche momento e già l’attenzione è via: un pensiero legato al lavoro da fare, a un incontro del giorno prima, a un ricordo del passato… Non appena ci mettiamo in ascolto ci rendiamo conto che la mente nello stato in cui versa comunemente svolge, sotto il livello della consapevolezza, un discorso continuo, ininterrotto.


Più difficile accorgersene nella vita quotidiana, ma le cose stanno più o meno così: la scimmia è in azione già dal mattino quando la mente ordinaria si “sveglia” e a seconda di come è andata la notte avremo il sorriso o il malumore; subito arriverà una ridda di pensieri o proiezioni su come andrà la giornata in base a quello stato d’animo che illusoriamente chiamiamo “io”.


Mettiamo che ci suonino insistentemente alla porta proprio mentre stiamo prendendo il nostro amato caffè. (forse la scimmia del lettore è già saltata sul ramo della irritazione.) Andiamo ad aprire e troviamo ai nostri piedi uno splendido mazzo di fiori. La scimmia non si tiene dalla contentezza: inizia un andirivieni frenetico tra il ricordo di quella volta che aveva raccolto dei fiori profumati, che poi si erano rapidamente appassiti perché si era dimenticata di cambiare l’acqua nel vaso perché come al solito non ne fa una giusta perché così gli ha sempre detto la zia antipatica che tra l’altro odiava i fiori e preferiva le piante e ne aveva una le cui foglie ricordavano delle orecchie d’elefante, che tra l’altro rischia l’estinzione e questo non è accettabile! sono indignata… devo fare qualcosa! Mi iscriverò all’associazione "Save the Biodiversity" e sarà bello occuparsi degli altri, ma probabilmente ora che ci penso dove lo trovo il tempo tra il lavoro, lo studio…
Ah, a proposito devo chiamare la libreria per quel libro che ho ordinato e adesso però il caffè si è raffreddato..


Ecco, questo è più o meno lo stato della mente ordinaria, ovvero di una mente priva di supervisione.
Secondo voi, dopo una giornata di questo lavorio instancabile la persona che si corica la sera sarà la stessa che si è svegliata al mattino? Quante persone si sono succedute in noi nel corso della giornata? E quanto ci siamo persi nella nostra possibilità di entrare liberamente nella relazione con la vita?

A chi si fosse sentito offeso o infastidito dalla descrizione ricordo che questa è la situazione in cui versiamo tutti: se affidiamo le chiavi di casa alla scimmia non lamentiamoci di trovarci a vivere nel disordine.


Quando decidiamo di riprendere in mano le chiavi di casa, siamo già a buon punto. Quando vediamo che anche se non vorremmo sentirci irritati, depressi, ansiosi e arrabbiati, veniamo ugualmente trascinati via da pensieri e sentimenti, da pensieri sui pensieri, dalle emozioni che li accompagnano il cui influsso incessante finisce per condizionare le nostre scelte allora possiamo fare qualcosa.


Qui di seguito suggerisco una pratica di meditazione detta “dei dieci respiri”, il primo koan che i monaci zen devono superare nel loro addestramento:


- Trovate un luogo della casa o del luogo che sentite come tale, assicurandovi di non essere disturbati e sedete comodamente, ma non distesi, le mani poggiate in grembo o sulle cosce.
Chiudete gli occhi e
- fate tre respiri lenti, profondi, consapevoli, senza forzare, semplicemente osservando dove sentite il respiro: nell’addome? Nel petto? Alle narici?
- Poi inspirate profondamente e durante la lenta e profonda espirazione contate U N O…
L’inspirazione seguente verrà spontaneamente e alla nuova espirazione contate D U E…
- E così via, contate progressivamente le espirazioni da uno a dieci.
- E’ probabile che arrivino dei pensieri a distrarvi tanto da farvi dimenticare il conteggio o potreste scoprire di essere andati oltre il numero indicato… Quando ve ne accorgete, riprendete il conteggio da uno, anche se eravate arrivati a nove.
- Si tratta di ripetere un ciclo da uno a dieci per dieci volte di seguito, senza interruzioni.

Questa pratica solo all'apparenza semplice, ha l’obiettivo di renderci consapevoli della consapevolezza, oltre ad altri benefini: aiuta ad allenare la mente alla concentrazione, a mantenere una presa salda del nostro percorso, imparando a disciplinare la scimmia, ed essere più svegli, più vitali, più liberi.

 

 

Giovanna Capogrossi (Counselor Gestaltico Integrato – Insegnante di tecniche della meditazione) riceve presso Sorgente su appuntamento.

Per informazioni e consulti individuali: