Mindful - Eating

 

Un rapporto sano con il cibo attraverso la consapevolezza

 

Se siete arrivati a leggere questo articolo, immagino che vi siate già avvicinati in qualche modo alla questione del come poter vivere meglio, con più consapevolezza.

Forse è una fase della vita in cui vi sentite sotto particolare stress, sentite di aver bisogno di cambiare direzione interiore, di valutare nuove prospettive, di comprendervi meglio, di migliorare la relazione con gli altri o con uno degli aspetti del vivere come il rapporto con il cibo. In definitiva, volete vivere meglio, più pienamente.

E probabilmente avete già letto della Mindfulness, e di come la pratica della presenza mentale, che Jon Kabat-Zinn ha enucleato dalle millenarie pratiche della meditazione orientale, possa essere un buon inizio, viatico a un percorso di ricerca più intimo e approfondito, ottima pratica di inizio.

In sintesi, Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare: a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante. Questa qualità dell’attenzione e i suoi principi possono essere applicati a qualsiasi attività del quotidiano: quando leggiamo un libro, quando ascoltiamo, quando camminiamo e certamente durante il pasto.

                                                                               

Una delle tecniche che proprio Kabat-Zinn utilizzava in apertura dei suoi corsi è incentrata su questo aspetto del quotidiano che ci riguarda tutti, e in particolare quanti di noi vivono con il cibo un rapporto difficile.

 

In questo articolo quindi scriverò di una pratica comunemente chiamata Mindful-eating, che altro non è se non l’arte di mangiare consapevolmente, che mira proprio a scoprire un diverso rapporto con il cibo, più corretto, attento e rispettoso, restando pienamente presenti a noi stessi e all’esperienza del mangiare momento per momento, e che poggia sui principi della Mindfulness.

 

Ma andiamo per gradi:

Vi è mai capitato di accorgervi, durante un pasto, di percepire il sapore del cibo al primo boccone e poi solo alla fine?

Di chiedervi che fine abbia fatto il cibo nel piatto che ora è vuoto?

Oppure di essere passati dalla sensazione di fame alla completa sazietà senza rendervene conto?

Probabilmente avete mangiato guardando il pc o la televisione, mandando messaggi, o semplicemente immersi nei vostri pensieri, tra preoccupazioni o sogni declinati al passato o al futuro.

Questa modalità di mangiare in assenza di consapevolezza è chiamata mindless eating e aldilà del nome che a qualcuno suonerà nuovo, è un atteggiamento molto comune. Mangiare infatti è un’azione talmente automatica che assai di rado viene eseguita consapevolmente.

 

Ma proprio per questo, cogliendo l’opportunità insita nel problema, essa si presta come ottimo esempio per comprendere quanto spesso agiamo con il “pilota automatico”, inconsapevoli di ciò che accade nel momento e di ciò che può cambiare se rallentiamo l’esecuzione di un atto tanto semplice e vi concentriamo l’attenzione. La modalità di mindful eating  fornisce quindi una base per un apprendimento di tipo esperienziale… potremmo chiamarlo “campo pratica di consapevolezza”. Si tratta di focalizzare l’attenzione su tutti gli aspetti dell’atto del mangiare, sui sapori, certo, ma anche sugli stimoli e le sollecitazioni che arrivano da tutti i sensi, compresi la vista, l’olfatto, le sensazioni tattili e le emozioni.

 

 

Costruire un rapporto sano con il cibo

 

Come detto in apertura, questa pratica offre una serie di validi strumenti di aiuto anche a chi vive un difficile rapporto con il cibo, a chi tende a mangiare troppo e ha problemi di peso o a chi soffre di fame nervosa. Particolare importanza infatti viene data al focalizzare un’attenzione priva di giudizio alle sensazioni, ai pensieri e alle emozioni che affiorano mentre mangiamo: piacere, autocritica, tristezza, soddisfazione… Imparare a esserne consapevoli può contribuire a scegliere il cibo più corretto secondo il nostro reale bisogno nel determinato momento, che possa soddisfare l’appetito, ma anche, e non secondariamente, le nostre emozioni.

Ci prendiamo tutto il tempo necessario per consumare il pasto e focalizziamo l’attenzione su ciò che abbiamo nel piatto: i profumi, i colori, le diverse consistenze ed esplorando i diversi aspetti del cibo potremmo scoprire quello che realmente ci piace o non ci piace. Impariamo soprattutto a diventare consapevoli di quanto cibo abbiamo bisogno per stare bene e di quanto invece continuiamo a mangiarne per motivi che hanno poco a che vedere con la necessità di nutrirci. Con la pratica recuperiamo la consapevolezza dell’importanza di scegliere “cosa” mangiare, “come” farlo e soprattutto   “quanto” cibo è sufficiente al nostro organismo per il nostro benessere globale.

 

 

Una traccia per iniziare la pratica

 

Vi scrivo di seguito un esercizio di meditazione per iniziare a praticare un nuovo modo di rapportarsi all’esperienza, in contrasto con l’abituale modalità di fare le cose in maniera automatica.

Vi invito a iniziare la mattina a colazione, se vi è possibile concedervi un tempo per voi prima di entrare nella giornata e nel mondo. Perché sia un vero e proprio risveglio, del corpo e della mente.

 

  1. Prima di tutto disconnettevi, spegnete ogni apparecchio elettronico.

 

  1. Prima di iniziare a mangiare prendetevi qualche momento per portare l’attenzione al respiro e se lo sentite, per ringraziare del cibo nel piatto.

Potete riflettere, come nello zen, sulla terra e sul sole che hanno dato vita a questo cibo e sulle persone che hanno lavorato per portarlo alla vostra tavola, o ringraziare il vostro Dio di riferimento se lo avete.

 

  1. Portate la consapevolezza sulle vostre mani, mentre sollevate il cibo per portarlo alla bocca.

Potete mangiare alla vostra velocità normale, ma rimanendo sempre completamente consapevoli:

osservate il cibo mentre lo portate alla bocca, come se lo vedeste per la prima volta. Il colore, la consistenza, l’odore… Notate che il braccio e la mano si muovono sapendo esattamente dove metterlo. E quali sensazioni notate mentre portate il cibo alla bocca?

 

  1. Siate completamente consapevoli nel momento in cui il primo boccone di cibo entra in bocca e di come viene “ricevuto”, senza morderlo subito, solo esplorando le sensazioni di cui si riempiono le vostre papille gustative.

 

  1. Quando siete pronti, coscientemente lo mordete e notate ciò che accade, i sapori che rilascia, il cambiamento di consistenza…

 

 

  1. Osservate in che modo la mente giudica il sapore: “Troppo saporito” oppure “E’ diverso da come mi aspettassi”…

Prendete nota, possibilmente senza giudizio, del modo in cui le emozioni si mescolano: delusione, gioia, sollievo, irritazione… Siate consapevoli delle onde di sensazioni piacevoli, calore, piacere…

 

  1. Poi quando vi sentite pronti a inghiottire, provate a individuare l’intenzione di inghiottire nel momento in cui si presenta, così che anche questo atto sia compiuto consapevolmente.

 

  1. Alla fine osservate se riuscite a seguire le sensazioni dell’inghiottire, percepite il cibo che discende nello stomaco, il sapore che rimane in bocca, e notando l’assenza del cibo in bocca osservate la lingua e come si muove.

 

 

  1. Quando mangiate osservate anche come il parlare vi influenza. Ci sono argomenti che vi creano tensione o vi rendono difficile la digestione? Parlare vi allontana dalla consapevolezza e dal godimento del cibo o riuscite a fare entrambe le cose contemporaneamente?

 

Il punto più difficile è il numero 10: cercate di rimanere consapevoli di ciascun boccone.

E’ il più difficile perché la maggior parte di noi tende a distrarsi una volta che conosce il sapore del cibo che sta mangiando. Eppure è possibile continuare ad assaporare il cibo praticando la consapevolezza momento dopo momento: se vi distraete, fate una breve pausa, tornate al respiro per qualche istante e ricominciate.

Ogni tanto poi provate a mangiare in silenzio. All’inizio potrà sembrarvi strano o spiacevole, ma con tutta probabilità scoprirete che il pasto non solo può diventare un momento della giornata in cui prendere una pausa consapevole dalle pressioni quotidiane, ma costituire una pratica attraverso cui, rispettando il vostro tempo e il vostro passo, potete ristabilire un migliore rapporto con il cibo e con voi stessi.

 

 

Giovanna Capogrossi

Gestalt Counselor

Insegnante di tecniche di meditazione

 

Per appuntamenti o informazioni sugli incontri di Counseling umanistico, di Counseling orientato al mindful-eating e di meditazione:

 

giovanna.capogrossi@gmail.com

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